La Canapa, una fibra versatile

Una sezione della mostra dedicata alla canapa

Per quasi cinque secoli la pianura bolognese ha rappresentato uno dei principali centri della canapicoltura italiana. Avviata nella seconda metà del XV secolo tra Bologna, Budrio e Cento, la coltivazione della canapa è diventata, nei primi secoli dell’età Moderna, il cardine del sistema agrario bolognese e, più tardi, di quello della più ampia area della “antica canapicoltura” emiliana e romagnola, estesa a larga parte della pianura bolognese, ferrarese, modenese, rodigina, ravennate e cesenate. Sostenuta inizialmente dalla domanda della corderia dell’arsenale navale veneziano, ma capace anche di alimentare alcuni circuiti di produzione locale di canapa pettinata, corde, reti da pesca, tele da sacchi, biancheria domestica e personale, la produzione canapicola bolognese trovò, a partire dal XVII secolo, nuovi sbocchi commerciali nei cantieri navali dei paesi dell’Europa nord-occidentale, dove venne a lungo utilizzata per la fabbricazione di cordami e tele da vela. Il XIX secolo, ha segnato, almeno fino agli anni della crisi agraria, l’ultima fase di sviluppo della produzione e del commercio internazionale della canapa, registrando soprattutto dopo il 1870 significativi sviluppi in campo industriale. La crisi degli anni a cavallo del 1930, che portò alla chiusura di numerosi stabilimenti industriali, pose fine alla libera contrattazione della canapa e aprì una breve e controversa fase che si concluse negli anni ‘50, alla vigilia della “grande trasformazione” dell’economia italiana, con un verticale crollo della produzione agricola, la scomparsa del commercio e il drastico ridimensionamento dell’industria della canapa bolognese e italiana.