Questa edizione si apre con un editoriale che celebra la sinergia tra l'esperienza dei maestri e lo sguardo fresco di giovani ricercatori a cui questo numero dà voce.
È proprio in queste nuove prospettive che risiede una possibile, fondamentale, lettura innovativa del nostro patrimonio e soprattutto la sua capacità di continuare a raccontare qualcosa.
Il numero esplora il dialogo tra storia e linguaggi del presente attraverso il progetto "Risonanze", che trasforma Villa Smeraldi in un laboratorio d'arte contemporanea con nuove acquisizioni come l'opera Fuori fuoco di Suchada Wapeekang.
La narrazione prosegue con la descrizione della mietitrebbia Massey-Harris 630s toccando il tema delle trasformazioni in agricoltura e celebrando una delle attività più importanti per l'annata agraria e oggi, la mietitura e trebbiatura del grano, protagonista della Festa del Museo di giugno.
Si passa a parlare del deposito tessile del Museo e dell'iniziativa "Il filo che unisce" che ha visto protagoniste le doti contadine e i tessuti familiari organizzata in occasione della Giornata Internazionale della Donna: il legame tra la tradizione della dote contadina e la moderna conservazione del patrimonio tessile del Museo, trasforma la memoria familiare in risorsa collettiva.
La memoria orale viene valorizzata con l'intensa testimonianza sulla vita in risaia di Elsa Sperindio, classe 1931. Una riflessione sulla condizione sociale, lavorativa, ma anche famigliare dei contadini nel secondo dopoguerra.
Umberto Cavalli intervista Carlo Pelagalli sulle due anime di Bologna, divisa tra l'eleganza dei salotti e l'energia popolare delle balere.
Segue una proposta di visita guidata all'ecologia del Parco di Villa Smeraldi attraverso gli alberi e la vegetazione che lo caratterizzano, e che rappresenta un presidio di biodiversità vegetale nell’ambito della Bassa Pianura Bolognese.
Nelle campagne del primo Novecento, il bucato era un’attività molto faticosa, che richiedeva buona parte della giornata e procedimenti complessi, ormai quasi spariti dalla memoria collettiva: un articolo racconta le tecniche, gli strumenti e la socialità dei tempi passati.
Chiudono questo numero i ricordi di Stefano Gardini della "naja", il servizio militare obbligatorio, offrendo uno spaccato autentico della vita del contado del secolo scorso.
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